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Congo: Perdonami, non ce l'ho fatta
20/07/2010

Sono le considerazioni che una laica fa dopo un suo viaggio in missione nel 2009.
  Cosa dire del diritto alla salute negato in Africa? Nei villaggi della brousse e della savana nessuno sa cosa sia un medico o un ambulatorio sanitario, per cui o si decide di...


Solennità della Madonna del Carmine 2010
16/07/2010

Il 16 luglio la Chiesa intera celebra la festa della Madonna del Carmine che poi è solennità per i religiosi carmelitani. È il giorno in cui essi si rivolgono alla loro Patrona e “Sorella” poiché fin dalle origini in Terra Santa (nel secolo XIII) essi si sono definiti i...


14/03/2007 12.57 (Leggi altre news di questa categoria...)
Sr Ilaria: «Speranza e Testimonianza, gioia della missione!»
by Francesco Vitale

        Suor Ilaria Meoli, carmelitana missionaria nella Repubblica Centrafricana, è morta sabato 10 marzo in un incidente stradale. Era ripartita da Torino il 9 marzo, per tornare a Bossemptélé, la sua Missione, ma il giorno seguente, nel tragitto in auto tra Bangui (Capitale del Centrafrica) e Bossemptélé, l’autista perde il controllo del veicolo: Suor Ilaria è grave, viene trasportata all’ospedale di Bangui ma per lei purtroppo non c’è più niente da fare. Gravi e sotto shock anche lo stesso autista e l’altra suora che si trovava nel sedile posteriore.
Si trovava in Centrafrica da poco più di un anno (dal Gennaio 2006): Suor Ilaria Meoli, 36 anni, carmelitana e medico specializzato in malattie infettive, iniziava qui la sua missione desiderosa di realizzare un centro sanitario per i malati di AIDS. Un Paese, l’Africa centrale che soffre una situazione di povertà in tutti i settori (dall’agricolo, all’istruzione, alla politica), soprattutto quello sanitario, per una carenza di attrezzature e di mezzi, di personale, di organizzazione, e di equipaggiamento. Le malattie più frequenti che si incontrano sono oltre all’AIDS, la mal nutrizione dei bambini, la malaria e tutte le malattie infettive.
Noi avevamo incontrato telefonicamente suor Ilaria alcuni giorni fa, di passaggio in Italia, prima del suo rientro nella Missione in Centrafrica. Tanti gli impegni e il lavoro da fare e da svolgere, ma lei, suor Ilaria, ha trovato anche il tempo per offrirci la sua testimonianza e parlarci della sua missione.
 
«Il nostro lavoro – rifletteva suor Ilaria – consiste quindi nel seguire questa realizzazione, prendendo contatti con gli altri centri sanitari e delle altre strutture che si occupano di sanità, sia diocesane, sia pubbliche; io mi occupo anche di alcuni malati che giungono alla missione per motivi vari: alcune volte si tratta di persone che non stanno bene da tempo, persone povere o altre ancora il cui coniuge è deceduto da tempo, e si ritrovano da sole con i figli e in difficoltà. Allora noi facciamo il test per l’HIV e spesso purtroppo risultano positivi; iniziano quindi una serie di accertamenti in altri centri sanitari per il momento, in attesa che il nostro divenga funzionante, e proponiamo delle cure e di solito anche degli aiuti alimentari».
 
Uno dei problemi maggiori quindi è di carattere sanitario. Fondamentale è anche il rapporto che si viene a creare con la popolazione in questo periodo delicato.
 
«Quello che loro ci presentano – amava sottolineare la stessa suor Ilaria – è  un generico bisogno di salute, di stare bene, di poter lavorare e di poter recuperare per quanto possibile le forze per occuparsi del campo (tutta l’economia è basata su un’agricoltura di autosussistenza), dei bambini (poter pagare la retta per iscriverli alla Scuola o per poter dar loro da mangiare); quindi in generale la prima richiesta è quella di riuscire a far fronte alla vita quotidiana. Spesso ci dicono che non hanno forza per lavorare ed ecco quindi che facciamo tutti gli accertamenti per cercare di capire da dove viene questa mancanza di forza: se da una causa infettiva, come potrebbe essere l’AIDS, oppure da altri problemi legati alla povertà, cioè le carenze nutrizionali ovvero per il fatto che il cibo non risulta essere sufficiente per tutta la famiglia. Per questo quindi ci chiedono di poter stare meglio, anche se a lungo termine la prospettiva non è delle migliori».
 
Oltre al desiderio di essere curati, c’è anche quello di essere ascoltati e compresi; un desiderio di speranza, un tema molto caro per la nostra missionaria carmelitana che affermava la «necessità che qualcuno potesse dir loro: “Vai avanti! Io ti aiuto e quel poco che posso fare, lo voglio fare affinché tu possa stare meglio!”. Quindi c’è sicuramente non solo un bisogni di ascolto, ma anche di speranza».
 
Suor Ilaria si trovava in Missione con altre quattro suore (una italiana, tre del Madagascar). Uno dei lavori che stava seguendo erano tutte le pratiche che riguardavano i containers con tutti i materiali necessari, per realizzare la prossima apertura degli ambulatori e i laboratori entro la prossima estate.  Con l’aiuto della Diocesi e grazie a una Associazione, era possibile richiedere dei farmaci generici a un costo accessibile, il che consentiva di essere un pochino più equipaggiati e tranquilli in caso di necessità.
Suor Ilaria Meoli, carmelitana e medico, desiderava portare avanti ogni giorno il suo lavoro in Africa Centrale con un rinnovato impegno missionario. Suor Ilaria sarà sempre presente con noi. Accenderà in noi e renderà sempre più vivo il desiderio di testimoniare la carità nei confronti di tanti fratelli e sorelle molto più sfortunati, e soprattutto la speranza, la speranza di poter testimoniare che Gesù è presente e vivo, come lei stessa amava ripetere:
 
«Spesso il passaggio da un Paese povero come l’Africa Centrale, all’Italia, in cui ci sono delle situazioni di povertà ma non così evidenti, mi spingono in ogni caso, da una parte a rafforzarmi nel desiderio di testimoniare la carità nei confronti di tanti fratelli e sorelle molto più sfortunati, dall’altra a testimoniare la necessità di essere solidali e in comunione con gli altri per poter comunque creare delle condizioni di vita più accettabili. Io credo che tutto questo si possa fare seguendo ogni giorno di più l’esempio di Gesù che è passato ovunque cercando di sanare e di guarire i malati o comunque di portare sempre una parola di conforto e il lieto annuncio. Io credo che giorno dopo giorno in Africa comprendo sempre di più l’importanza di tutto questo, poi come medico ovviamente mi scontro quotidianamente con una certa situazione di impotenza, però io credo in ogni caso che questa necessità di speranza, di poter testimoniare che Gesù è presente, è vivo e ama veramente ogni uomo e ogni donna della terra, possa far sentire la gioia della mia missione!».



Il ritratto di suor Ilaria

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Le Testimonianze

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Per leggere il ricordo di don Giuseppe Ghiberti, clicca qui>

Per leggere la lettera circolare della Superiora Generale, clicca qui>



Il giorno delle esequie

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