missionari ocd testimoni della fede nel xxi secolo
homepage links contatti sito missionario dei carmelitani scalzi
missionari ocd testimoni della fede nel xxi secolo foto carmelitani missionari
aiuti economici iniziative missionarie rivista menu_news
storia delle missioni convegno missionario adozioni a distanza
leggi i testi in varie lingue benvenuti nel sito missionari ocd

Congo: Perdonami, non ce l'ho fatta
20/07/2010

Sono le considerazioni che una laica fa dopo un suo viaggio in missione nel 2009.
  Cosa dire del diritto alla salute negato in Africa? Nei villaggi della brousse e della savana nessuno sa cosa sia un medico o un ambulatorio sanitario, per cui o si decide di...


Solennità della Madonna del Carmine 2010
16/07/2010

Il 16 luglio la Chiesa intera celebra la festa della Madonna del Carmine che poi è solennità per i religiosi carmelitani. È il giorno in cui essi si rivolgono alla loro Patrona e “Sorella” poiché fin dalle origini in Terra Santa (nel secolo XIII) essi si sono definiti i...


05/02/2010 16.35 (Leggi altre news di questa categoria...)
Il Padre Provinciale in visita alla Missione Centrafricana
by Francesco Vitale

Intervista a P. Giustino Zoppi, Provinciale Ligure, che ci racconta la sua ultima ed entusiasmante esperienza.

 
Può dire qual è l’impressione generale che ha avuto in quest’ultima visita alla Missione?
Potresti chiederla a P. Paolo Calabrese, il giovane Priore di S. Anna che per la prima volta mi ha accompagnato in Africa: è entusiasta  del lavoro dei missionari in neppure quarant’anni di Missione. Anch’io, che pure ci vado almeno una volta all’anno e che conosco meglio anche i problemi e le difficoltà della nostra Missione, ne sono stato contento. Infatti ho trovato un’atmosfera tranquilla, serena, positiva e impegnata. Lo scorso anno era diverso, perché si per i missionari che avevano annunciato il loro rientro in Italia, già realizzati o prossimi, è tornata una grande fiducia.
 
A che punto è giunto lo sviluppo umano del Centrafrica? E quello cristiano/spirituale?
Purtroppo siamo di fronte a uno stallo della crescita sociale, civile ed economica del Paese, quando addirittura a un regresso. Tuttavia, almeno da un punto di vista politico, le cose vanno meglio: l’ultima guerra interna risale al 2003, anche se permangono azioni di ribelli nel nord del Paese al confine con il Ciad, ed ultimamente sono terminate anche le ruberie e le violenze dei “saraghina”, cioè dei banditi che rendevano insicuri i villaggi e le strade. Questo anche per merito della gente comune che si è organizzata per proteggere le proprie vite e le proprie case. Per quanto riguarda i ribelli il Governo si è mosso, organizzando degli incontri di dialogo e pacificazione, a cui non sono estranei i nostri missionari e quelli cappuccini.
Si spera adesso che con l’aumento della sicurezza ritornino nel paese ditte europee o di altri continenti evoluti, insieme a finanziamenti e progetti, finora penalizzati dall’insicurezza.
Per quanto riguarda poi lo sviluppo cristiano/spirituale c’è un lento progresso, ma ciò che sembra mancare è l’approfondimento di una fede che giunga a cambiare la vita, ad adeguarla alle esigenze evangeliche. Per esempio, continua a essere poco praticato il matrimonio in chiesa dei giovani per timore delle responsabilità e delle rinunce che esige. È poco approfondita la Parola di Dio e la conoscenza dei misteri della fede, e la gente è lenta a offrire il proprio gratuito contributo per la crescita della comunità cristiana o per i bisogni concreti della Missione, mentre è pronta a chiedere aiuti e benefici ai Padri.
 
Potrebbe descriverci in pochi tratti lo stato attuale della nostra Missione? E le prospettive di sviluppo?
La nostra Missione gode di buona salute, sia a motivo di un costante, sufficiente afflusso di forze dalla nostra Provincia in Liguria, sia per la lenta, ma costante crescita delle vocazioni autoctone. Certo, i cinque conventi, di cui due sono parrocchie e tre case di formazione, che sono sorti in quarant’anni sono un numero non indifferente, se si pensa che in Liguria i nostri Conventi in centinaia di anni di vita sono soltanto sei. Gli impegni di ogni casa sono notevoli e talvolta il numero di religiosi è appena sufficiente.
 
Qual è l’impegno più urgente ora?
In sintesi l’impegno più urgente di questa fase della crescita del Carmelo in Centrafrica è quello di dare alle nostre Comunità una precisa identità carmelitana, in maniera che i religiosi autoctoni che si stanno affacciando sulla scena possano assimilare il giusto spirito lasciatoci in eredità da Teresa e Giovanni della Croce, tanto nel ritmo della vita comunitaria di fraternità e di preghiera quanto nello stile dell’azione apostolica di evangelizzazione. Se fallissimo questo obiettivo tutta la nostra operazione fallirebbe, anche nel caso in cui realizzassimo delle meravigliose opere a favore del popolo centrafricano sia per la parte spirituale che quella materiale.
 
Quali sono le realizzazioni più belle della nostra Missione?
Io preferisco indicare come realizzazioni più preziose innanzitutto il Seminari minore della Yole, una novità in quella terra, e poi gli altri Conventi dove si formano i giovani, cioè S. Elia e il Carmel di Bangui. È lì, in quel lavoro faticoso e per nulla illuminato dalle luci della ribalta e dall’attenzione dei media o delle agenzie internazionali, che si gettano le basi per un frutto duraturo non solo nella penetrazione del messaggio evangelico nella vita reale della popolazione, ma anche sul versante del cambiamento di mentalità, di crescita culturale, civile ed economica.
Al secondo posto viene poi l’azione pastorale delle parrocchie e dei conventi, tesa a formare dei cristiani la cui vita sia permeata dei valori evangelici e non soltanto superficialmente toccati da una religiosità ridotta a festa o a spettacolo.
Infine le opere sociali che sono tante: le scuole di brousse con centinaia e centinaia di bambini dei villaggi sottratti ad una ignoranza che li condizionerebbe per tutta la vita, i dispensari (ne abbiamo due), le opere per gli orfani, l’animazione e l’organizzazione delle cooperative agricole di P. Aurelio a Bozoum, il rischioso lavoro di mediazione tra il governo da una parte e i banditi e i ribelli dall’altra. Da segnalare infine, come opera coraggiosa e innovativa, la grande piantagione di palme da olio e di altre coltivazioni immaginata e realizzata da P. Anastasio nella grande tenuta del Carmel a Bangui, una iniziativa che sta già facendo scuola nel deserto del panorama agricolo del paese.

                                             P. Lionello Giraudo


Suor Ilaria Meoli

Il 10 marzo 2007, rientrando dall’Italia, moriva presso Bangui, in un incidente d’auto, suor Maria Ilaria delle Suore Carmelitane di Torino. Laureata in medicina, si era data anima e corpo alla popolazione centrafricana. Era alla vigilia della inaugurazione di un ospedale da lei fortemente voluto a Bossemptele. La sua memoria è molto viva e il rimpianto per la sua scomparsa prematura è molto grande. La sua parrocchia del Sacro Cuore di Pontedera l’ha voluta ricordare con l’inaugurazione di un monumento che presentiamo in questa foto.

Vi riproponiamo la possibilità di
 ascoltare la voce di Suor Ilaria Meoli, raggiunta telefonicamente da Francesco Vitale, pochi giorni prima della sua partenza

Ascolta Suor Ilaria Meoli


Per leggere la testimonianza






Credits  
Segnala il sito Home