| “Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai”. Primo Levi
Sono trascorsi 75 anni da quel 27 gennaio 1945: Era verso mezzogiorno, come ricorda nel suo libro “La tregua” Primo Levi, e alcuni soldati sovietici, aprirono i cancelli di Auschwitz, e videro l’inimmaginabile. Certo riuscirono a mettere in salvo 7650 prigionieri miracolosamente sfuggiti a quella “soluzione finale” decisa dai nazisti in quella conferenza di Wannsee, tre anni prima. Di fronte alle immagini che si presentarono ai loro occhi opposero sgomento, silenzio.
Le SS, nelle settimane che precedettero l’arrivo dei sovietici, avevano smantellato i quattro Krematoria, coperto le fosse di raccolta delle ceneri, piantato alberelli, su tonnellate di documenti e registri bruciati: volevano cancellare anche la memoria di quello che era successo.
Oggi lo stesso sgomento e silenzio percorre il cuore dei visitatori di quel campo, che rendono omaggio agli ebrei sterminati nei forni crematori.
IN CERCA DI EDITH. A lungo le monache del Carmelo di Echt, da cui era sta ta prelevata a forza Teresa Benedetta della Croce aspettavano notizie, una speranza flebile, ma ancora viva. Poi un documento comunicò ufficialmente la sua uccisione: n 44074, Edith Theresia Hewdig Stein, nata il 12 ottobre 1891 a Breslavia, residente in Echt, deceduta il 9 agosto 1942. Deceduta. Che ipocrisia! Nell’agosto del 1947 l’Osservatore Romano, pubblicò a pagina 4 un articolo dedicato a una suora, una carmelitana scalza, di origine ebrea “uccisa in una camera a gas o, come altri crede, gettata a morire in una miniera di sale”. La notizia era tratta da alcune informazioni pubblicate da un giornale olandese, il De Linie di Amsterdam.
Ma come mai una cattolica, seppure di origine ebrea, non era sfuggita a tale scempio? Il 26 luglio del 1942 i vescovi olandesi avevano condannato, con un documento ufficiale, la persecuzione tedesca degli ebrei. La reazione dei nazisti, fu immediata: il 2 agosto tutti i cattolici olandesi di origine ebrea furono deportati ad Auschwitz. Un atto crudele di dimostrazione di forza e dispregio. Tra essi le due sorelle Stein, Edith (Teresa Benedetta della Croce) e Rosa (anch’essa convertitasi al cristianesimo, dopo la morte della madre) furono caricate su un convoglio e trucidate, con tutti gli altri 523 prigionieri selezionati, poche ore dopo il loro arrivo ad Auschwitz, il 9 agosto 1942.
CATTOLICA, MA UNITA AL POPOLO EBREO. Già nel 1933 Edith Stein scrisse: “Nelle ultime settimane avevo sempre meditato domandandomi se potessi fare qualcosa anch'io per il problema degli ebrei. Infine avevo deciso di recarmi a Roma e di chiedere al Santo Padre un'enciclica in un'udienza privata... Anche se compiere un passo tanto estremo corrispondeva al mio carattere, in qualche modo sentivo che non era il ‘vero’. Cosa fosse il vero, non lo sapevo tuttavia nemmeno io”.
Non potendo essere ricevuta dal Santo Padre, Edith Stein scrisse, una lettera a Pio IX, da qualche anno resa pubblica dagli Archivi Vaticani, nella quale Chiedeva un intervento, una condanna (quattro anni dopo Pio XI avrebbe scritto la Mit brennender Sorge)
Qualche anno In una lettera Edith scrisse mi apparve chiaro all’improvviso che Dio metteva di nuovo duramente alla prova il suo popolo e che il destino di questo popolo era anche il mio destino.Come tanti in quel periodo, aveva intuito l’orrore imminente. Si dice che nel corso dell’ultima votazione politica dalla quale come non ariana si astenne, avesse cercato di convincere le monache a non votare Hitler. Ma quanti fra i testimoni oculari non erano stati creduti?
IL PESO DEL SILENZIO. C’è una drammatica testimonianza nella “Notte” di Elie Wiesel che rende l’idea di tante voci inascoltate: “Era cambiato Moshé. I suoi occhi non riflettevano più la gioia. Non cantava più. Non mi parlava più di Dio o della Cabala, ma solamente di ciò che aveva visto. La gente non solo si rifiutava di credere alle sue storie ma anche di ascoltarle”.
Quanto silenzio intorno a questa tragedia. E’ come un vuoto, uno strapiombo che prende lo stomaco e toglie il respiro. Possibile tanto odio? Possibile tanta crudeltà? E perché?
C’è modo e modo di tacere di fronte a tanto dolore. C’è il silenzio impotente dei testimoni oculari, quello dei prigionieri, quello dei giornali che a lungo occultarono la tragedia, quello rispettoso e a volte incredulo e c’è l’inspiegabile “silenzio di Dio”.
“SIGNORE, NON DIMENTICARE LA TUA CREATURA!” Nel bellissimo discorso che Papa Benedetto nel maggio del 2006 pronunciò quando visitò per la terza volta Auschwitz, la prima da Papa, c’è tutto il dolore per questo silenzio:“Quante domande ci si impongono in questo luogo! Sempre di nuovo emerge la domanda: Dove era Dio in quei giorni? Perché Egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male?”. E suggerì: “Non possiamo scrutare il segreto di Dio – vediamo soltanto frammenti e ci sbagliamo se vogliamo farci giudici di Dio e della storia. Non difenderemmo, in tal caso, l'uomo, ma contribuiremmo solo alla sua distruzione. No – in definitiva, dobbiamo rimanere con l'umile ma insistente grido verso Dio: Svégliati! Non dimenticare la tua creatura, l'uomo! … Emettiamo questo grido davanti a Dio, rivolgiamolo allo stesso nostro cuore, proprio in questa nostra ora presente, nella quale incombono nuove sventure, nella quale sembrano emergere nuovamente dai cuori degli uomini tutte le forze oscure: da una parte, l'abuso del nome di Dio per la giustificazione di una violenza cieca contro persone innocenti; dall'altra, il cinismo che non conosce Dio e che schernisce la fede in Lui”.
Edith Stein elevò il proprio grido al Padre: “Prego il Signore che voglia accettare la mia vita e la mia morte a suo onore e lode – scrisse nel suo testamento – secondo le intenzioni della Chiesa, e affinché il Signore sia accolto dal suo popolo e il suo regno venga con gloria, per la salvezza della Germania e per la pace nel mondo, infine per i miei cari, vivi e defunti, e per tutti coloro che Dio mi ha affidato: che nessuno di loro si perda”....".
MEMORIA E EDUCAZIONE ALLA TOLLERANZA. “Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento”, scrisse Primo Levi: Sì, oggi più che mai“Possiamo e dobbiamo parlare di Dio in tutti gli Auschwitz dove si uccide lentamente la libertà, la vita e la speranza di milioni di persone al mondo” (p. Camillo Maccise, ocd, ottobre 1998). Per spiegare il motivo per cui volle proclamare Edith Stein anche compatrona d’Europa, il servo di Dio Giovanni Paolo II disse: significa porre sull'orizzonte del vecchio Continente un vessillo di rispetto, di tolleranza, di accoglienza, che invita uomini e donne a comprendersi e ad accettarsi al di là delle diversità etniche, culturali e religiose, per formare una società veramente fraterna”.
Stefania De Bonis
|